mercoledì 5 ottobre 2011

Giovanile: Istruttore sportivo di base un corso per capire il bambino

Istruttore sportivo di base: un corso organizzato dal Coni, nel mese di
settembre durato 6 lezioni e tenuto presso la casa dello sport a
Lecco, che ha raccolto molti consensi. Le adesioni hanno superato il
numero massimo fissato dal Coni, 40 (per questo è prevista anche una
replica il prossimo anno). Incontri che però hanno mostrato quanto sia
difficile e complicato, seppure piacevole, formare gli atleti del
futuro, e che il Coni abbia capito che per formare serve conoscenza,
specialmente se si lavoro in una fascia di età molto delicata e
importante. Un corso che ha raccolto istruttori di varie discipline e
che ha sottolineato che dai 6 agli 11 anni non si può costruire l’atleta
specializzato alla singola disciplina sportiva ma che il bambino, al
centro del progetto di crescita dettato dall’istruttore, deve imparare
più gesti affinchè il suo bagaglio motorio sia il più ampio possibile.
Questo gli permetterà in futuro di poter imparare al meglio e con minor
sforzo qualsiasi gesto motorio di qualsiasi sport. Per costruire i
fenomeni di domani, atleti che possano lottare ai vertici mondiali della
propria specialità, si deve costruire una piramide dalla base larga che
permetta al bambino di scegliere il gesto più corretto per la situazione
in cui si trova. Seguendo questo percorso si è incominciato a parlare
del bambino dal punto di vista pedagogico e psicologico, alcune volte
fare sport non vuol dire raggiungere risultati visibili, ma dare ai
ragazzi anche disciplina e organizzazione. Poi si è passati alle nozioni
più teoriche per capire come il corpo umano possa rispondere alle
sollecitazioni che l’istruttore può fornire: la conoscenza dell’orologio
biologico del bambino è importante per programmare al meglio il suo
sviluppo e per non fargli saltare tappe o fasi per lui fondamentali: la
conoscenza, di quali capacità condizionali e in che momento svilupparle,
è alla base di una crescita graduale del bambino. Da non sottovalutare
sono le capacità coordinative che se ben sviluppate, sempre conoscendone
la tempistica corretta, rappresentano un investimento per il futuro del
nostro atleta specializzato. Le ultime lezioni sono state poi dedicate a
un piccolo corso di pronto soccorso in cui sono stati spiegati i traumi
che possono succedere nella vita di tutti i giorni. Non sono mancate
domande che hanno permesso agli istruttori di entrare nel vivo e di
fornire indicazioni pratiche utili agli studenti.

venerdì 16 settembre 2011

Giovani, Luigi Garlando:"Con loro serve pazienza e competenza"

Si è svolta ieri sera presso il jolly hotel di Lecco una serata in cui è stato coinvolto Luigi Garlando, giornalista della Gazzetta dello sport e scrittore di libri per bambini. <Per lavorare con i giovani serve competenza data dalla formazione che si ottiene attraverso i corsi. Chi allena nei settori giovanili non deve pensare al risultato o essere una persona che punta a allenare la prima squadra. Quando nel 2010 l'Inter vinse il trofeo di Viareggio Moratti disse che per lui era una vittoria paragonabile alla Champions. Quell'anno l'Atalanta prese parte al torneo con ben 8 giocatori che erano partiti dalla sua scuola primi calci: per me fu l'Atalanta a vincere quel trofeo giovanile>. Poi il meratese d'adozione entra nel vivo. <Bisogna trasmettere passione e sacrificio e insegnare il valore dello sport ai giovani per costruire gli adulti che, speriamo, tornino a riempire gli stadi. Il calcio è cambiato, certo ma la passione deve ritornare a essere un valore>.

mercoledì 7 settembre 2011

Giovanile: cosa allenare dai 6 agli 11 anni; lo slogan, il movimento prima della tecnica

Un problema che riguarda molti allenatori che affrontano la fase di crescita più delicata del bambino, quella dai 6 agli 11 anni, è quello di capire cosa insegnare loro e come mantenerne sempre viva l'attenzione. Bisogna premettere che il bambino è un atleta in miniatura e sbagliamo già l'approccio quando vogliamo insegnarli  lo sport dei grandi magari per ottenere dei risultati. Lo sviluppo fisico non è completo e se il bambino ha problemi motori forse dipende da una sbagliata serie di stimoli, magari poco validi, che gli sono stati dati. Il bambino è caratterizzato da uno sviluppo somatico (cuore, polmoni, muscoli, ecc) incompleto mentre è già a un buon livello il sistema nervoso (in proporzione la testa ha uno proporzione rilevante nel corpo, proporzione poi che con il tempo diminuirà). Quindi bisogna lavorare sul sistema nervoso, sugli stimoli da dare al bambino. Per questo è molto importante far praticare al bambino diversi sport per fargli acquisire un bagaglio motorio e di esperienze diverse. Poi in età puberale, quando il ragazzo avrà scelto lo sport che più gli piace e che gli si adatta, l'allenatore dovrà specializzarlo e introdurre la lateralizzazione. Per questo lo slogan da portare avanti dai 6 agli 11 dovrà essere il movimento prima della tecnica

domenica 7 agosto 2011

Motivazione giovanile: come crearla?

Come creare la motivazione? Molti allenatori credono che un atleta che si oppone ai compiti imposti dall'allenatore sia un problema e che manchi della giusta motivazione. Invece questi atleti sono proprio coloro che sono fortemente motivati allo sport solo che non vogliono essere rinchiusi in strutture e nei metodi fissati dall'allenatore. Di solito questa situazione nasce dal tentativo dell'allenatore di soddisfare le proprie esigenze attraverso la squadra, piuttosto che considerare le esigenze degli atleti. Ecco 2 aspetti da tenere in considerazione per motivare al meglio gli atleti: evitare di distruggere la motivazione intrinseca allo sport che essi già possiedono, strutturare gli allenamenti in forma divertente, organizzandoli in base alla varietà e al massimo coinvolgimento di tutti i giocatori. La pallavolo é uno sport molto “tecnico”, dove per riuscire a giocare divertendosi bisogna avere acquisito delle abilitá che richiedono tempo e pazienza e la cui costruzione passa attraverso esercitazioni che possono essere noiose. Secondo una importante ricerca sull'abbandono  i principali fattori di abbandono sono proprio: problemi con l'allenatore o con i compagni, l'eccesso di competizione, la noia e poi, ma soltanto dopo, altri interessi e infortuni.  <Ero stato incaricato dalla mia societá (era il Cus Torino e si parla degli inizi degli anni '90)  - Mauro Berruto, coach della nazionale racconta la sua esperienza - di coordinare l'attivitá dei nostri istruttori di minivolley nella scuola elementare. Nel corso delle mie visite alle scuole ricordo un istruttore che, secondo la sua progressione didattica, stava insegnando il palleggio. L'immagine che vidi era quella di una quindicina di bambini di quarta elementare allineati davanti ad un muro e “costretti” a palleggiare contro il muro per venti minuti. Sono pronto a scommettere che di quei bambini oggi nessuno gioca a pallavolo>. Il divertimento e il coinvolgimento dei propri atleti é importante in serie A, immaginerete che diventa assolutamente decisivo nelle categorie inferiori e nei settori giovanili. <Divertimento e coinvolgimento, a tutti i livelli dal settore giovanile in su, passa spesso attraverso un semplicissimo esercizio: il gioco 2 contro 2 o 3 contro 3 su campo ridotto. Non dimentichiamo mai di inserirlo nei nostri piani di allenamento. Ogni singolo atleta tocca centinaia di volte in piú il pallone, essendo sempre al “centro” dell'azione di gioco: coinvolgimento e divertimento appunto. Non temete che fare questi giochini vi faccia perdere sincronie ed automatismi del 6 contro 6: spesso succede l'esatto contrario>.

giovedì 3 marzo 2011

La difesa: qualità caratteriali e fisiche del difensore

Qualità caratteriali del difensore: 
- Capacità di anticipazione cioè la capacità di leggere l’attaccante avversario e la situazione tattica per predisporre in anticipo tecnica e posizione in campo migliore.
 -Aggressività, coraggio, pazienza: è un fondamentale in cui si toccano pochi palloni nell’arco dell’incontro, ma per difendere quei pochi palloni, che diventano molto importanti proprio perché sono pochi, occorre una grande determinazione e volontà.

Qualità fisiche del difensore:
- Rapidità: a livello degli arti superiori per intercettare palloni veloci
- Velocità di spostamento: a livello degli arti inferiori per posizionarsi al meglio sotto la palla
- Mobilità articolare: per assumere angoli estremi
- Forza arti inferiori: per mantenere e uscire da posizioni estreme
- Capacità coordinative
 

venerdì 18 febbraio 2011

La difesa: misuratore della capacità agonistica e mentalità della squadra

La difesa può essere visto come il termometro per misurare lo spirito agonistico di una squadra, la sua mentalità, la tenacia e la voglia di vincere. Spesso il recuperare un pallone a terra è solo una questione di volontà. Predisposizione che deve essere allenata nelle sedute. La difesa non è una situazione di inferiorità rispetto all'attacco ma è una situazione in cui l’esaltazione del sistema percettivo e di elaborazione tattica, può compensare difficoltà dal punto di vista motorio (difficile diventare un ottimo ricettore ma la difesa misura la volontà e la passione di un atleta e tutti possono diventare dei buoni difensori). Per questo il tuffo è una pratica da insegnare ma bisogna inseguire la possibilità di evitarlo proprio perché è una compensazione a una lettura inefficace della situazione di gioco.
L'allenamento si basa su 4 fasi:
-Valutazione ed elaborazione tattica dei dati
- Applicazione delle tecniche di difesa.
- Protezione del proprio campo (schieramento e posizionamento).
-Stretto collegamento tra difesa, alzata e contrattacco.

lunedì 7 febbraio 2011

L'attacco: il lavoro dei piedi

Fondamentale per impostare un buon colpo di attacco è il lavoro della fase dei piedi prima dello stacco. Infatti, partendo dal pressupposto che la rincorsa deve essere sviluppata in accelerazione, ecco che determinante diventa il lavoro dei piedi. Devo aspettare e poi entrare accelerando per favorire la salita delle braccia. Una rincorsa in decelerazione o peggio ancora un arrivo per aspettare la palla poi porta a un colpo d'attacco poco potente. Molta importanza hanno i due appoggi finali. Il lavoro di appoggio deve essere effettuato prima con il tallone poi con la punta del piede per sfruttare la spinta in aria che può dare questo movimento di battuta (come nel salto in alto). Per lo stesso motivo il penultimo appoggio deve cercare di essere più lungo possibile, per trasformare la rincorsa in spinta verticale. Il penultimo appoggio deve essere lungo e radente per non disperdere energia che poi mi deve servire per il salto. Un balzo per poi cercare la spinta verso l'alto mi farebbe perdere potenziale nel salto che ne subirebbe sicuramente uno svantaggio

mercoledì 2 febbraio 2011

Attacco: fondamentale lavorare bene per prevenire gli infortuni, ecco le basi tecniche

L'attacco è un fondamentale importante che si deve sviluppare bene nelle categorie under 13 e under 14. E' un fondamentale importante perché se insegnato male può far sviluppare degli infortuni alla spalla. Nella pallavolo infatti si batte e si attacca molto e quindi è necessario pareggiare tutto il lavoro di chiusura, che si fa nel normale svolgimento del gioco della pallavolo, con delle aperture effettuate con degli elastici (ciò comunque sarà difficile). In under 13 i problemi sono maggiori perché il pallone per le nostre giocatrici ma anche per i giocatori è pesante e una tecnica errata può portare con il tempo a danni pesanti anche alla schiena. Innanzitutto bisogna eseguire gli ultimi due appoggi nella sequenza destro-sinistro (stiamo facendo il caso di un destro, per il mancino tutto sarà ribaltato) per avere poi anche maggior equilibrio. Il passo di rincorsa deve essere radente al suolo per non disperdere poi energia, accumulata grazie alla rincorsa, che mi servirà per il salto. Per questo bisognerà assolutamente evitare di far effettuare dei balzi alle nostre atlete. Gli ultimi due appoggi devono essere effettuati in accelerazione anche per favorire il richiamo delle braccia verso l'alto. Il sinistro, ultimo appoggio, deve servire da perno e quindi deve avere la punta del piede rivolta verso l'interno per favorire la verticalizzazione del salto. Il colpo sulla palla? Al momento di impatto della mano con la palla la sfera deve essere sopra la spalla con il braccio disteso alla massima altezza e cioè con il braccio di fianco alla testa. Porre attenzione anche alla ricaduta che deve essere effettuata per ammortizzare la discesa. Per questo bisogna ricadere prima di tutto sulle punte per poi utilizzare tutta la pianta del piede e le ginocchia per attutire la ricaduta dal salto.

martedì 25 gennaio 2011

Esercizi per fissare la posizione di bagher

Ecco alcuni esercizi per iniziare a fissare la posizione del bagher:
• Posizione quadrupedica palmo delle mani in appoggio a terra, braccia extra ruotate, flesso estensione del busto
• Fronte al muro, palmo delle mani in appoggio con braccia extra ruotate allontanare il corpo il piu’ possibile dal muro senza staccare le braccia.
• Camminare appoggiando un ginocchio a terra
• Da posizione base effettuare dei molleggi sulle gambe con palla medica
• A coppie uno fronte l’altro in posizione base afferrare un bastoncino e tirando spostarsi in forma libera per il campo
• Da posizione base eseguire dei saltelli in avanti \ dietro
• Da posizione base alternare il piede avanti
• Da posizione base al segnale effettuare un doppio appoggio alternando il piede di partenza ( avanti \ dietro)
• Da posizione base effettuare spostamenti av \ dietro mantenendo in mezzo alle gambe i cinesini o una panca
• Da posizione base effettuare spostamenti av \ dietro \ sx \ dx passando sotto un elastico teso ad idonea altezza

venerdì 21 gennaio 2011

Bagher, analisi tecnica

L’analisi tecnica del bagher permette di scomporre il gesto nelle sue componenti
Presa : pollici corrono paralleli tra loro - polsi rivolti verso il basso
Deve garantire stabilità al piano di rimbalzo, favorire l’extrarotazione e concorrere all’ iper estensione delle braccia. Nella maggior parte dei casi la mano forte stringe la mano debole o viceversa, i pollici risultano paralleli tra di loro ed i polsi vengono estesi verso il basso, l’estensione dei pollici verso il basso aiuta l’iper estensione delle braccia. Esistono differenze individuali nel formare la presa, il tipo più comune ed utilizzato è il seguente: una delle due mani con le dita unite e distese si appoggia sul palmo dell’altra, idue pollici avvolgono le due mani formando con le stesse una conca.
Braccia: extraruotate - iperestese
L’ atteggiamento di extrarotazione ed iperestensione delle braccia deve essere assunto prima del contatto con la palla e mantenuto al momento del tocco e durante la fase finale di svincolo della presa. L’angolo tra le braccia e il busto deve essere il più aperto possibile. Il pallone va colpito appena sopra ai polsi, l’impatto deve essere simmetrico.
Spalle: anteriorizzate - ravvicinate
Fondamentali per la qualità dell’esecuzione del nostro bagher. La maggior parte dei micro adattamenti avvengono a livello delle spalle, influenzando la zona di arrivo della palla rispetto alla rete, la parabola della ricezione ed inoltre intervengono in maniera importante nell’ottimizzare la spinta. Devono sempre “ essere in spinta”, cioè anteriorizzate e rivolte verso la rete anche quando si effettuano movimenti all’indietro.
Dal punto di vista tecnico la posizione ottimale la si raggiunge facendole salire e ravvicinandole tra loro in modo da favorire l’extrarotazione e l’unione delle braccia.
Busto:
Mantiene in toto sempre una inclinazione in avanti che cambia al variare della distanza da rete e dall’ altezza della palla da ricevere, e dall’altezza del baricentro da terra. Inoltre la parte alta dorso \ scapolare interviene in maniera importante nel processo di anteriorizzazione delle spalle aumentando la cifosi dorsale.
Gambe:
La posizione varia in funzione della velocità e della traiettoria della palla. La costante è comunque quella di ricercare una base d’appoggio ampia e divaricata. L’angolo al ginocchio e alla caviglia deve essere chiuso per favorire l’abbassamento del baricentro.
Piedi:
Corrono paralleli tra loro, un piede leggermente avanti all’altro, caricando il peso sull’avampiede, si spostano indipendenti tra loro, il passo finale deve essere chiuso con un doppio appoggio. Molto importante l’azione di spinta delle caviglie in quanto è proprio questa azione che determina la profondità verso la rete che riusciremo a dare alla nostra parabola.

venerdì 14 gennaio 2011

Libero strategie per allenarlo: facile nell'analisi e nella sintesi, difficile nel globale

Il libero è un ruolo nuovo e che in allenamento ha un carico di lavoro molto maggiore rispetto a quello che poi svolgerà in partita. Molti liberi infatti vengono evitati, almeno in battuta dalla squadra avversaria. Basta guardare le statistiche: chi batterebbe su Cardullo di Villa Cortese? Allora come allenarlo? Innanzitutto bisogna imparare a fargli sopportare che per diverse azioni potrebbe non toccare palla per poi essere impegnato su una palla decisiva in una situazione di punteggio delicata, ad esempio la fine di un set. Dovrà essere in grado di difendere in ogni posizione e quindi dovrà allenarsi in diverse situazione di analisi e sintesi non standardizzate. Situazioni che poi alleneranno il libero anche a avere una certa autonomia (farlo allenare in diverse zone, con e senza muro, ecc). Libero un ruolo da allenare nell'analisi e nella sintesi perché nel globale, il classico 6 contro 6, si cerca di evitare.

giovedì 13 gennaio 2011

Allenarsi per il punto decisivo

Capita di vedere giocatori molto validi tecnicamente e che hanno buona varietà di colpi avere dei bruschi cali di rendimento quando si arriva nella fase calda, quindi circa dopo il 20. Ansia e paura di sbagliare limitano le prestazioni dei giocatori. Che fare? Per consentire ai nostri atleti di giocare al meglio bisogna ricercare situazioni simili, che ricreino la pressione dei punti decisivi.
Si può ad esempio far partire il nostro sestetto titolare con uno svantaggio da rimontare, o ogni attacco fuori farà riazzerare il punteggio, o il punto decisivo deve essere attaccato da uno schiacciatore scelto all'inizio del set che avrà pressione emotiva (data dal sapere di dover attaccare) e tecnica (muro e difesa saranno schierati). Oltre alla tecnica e alla tattica devo anche insegnare ai giocatori a non avere condizioni limitanti (es. non pensare all'errore, se sono convinto che non ce la farò mai non ci riuscirò).
ESEMPIO
Due sestetti A e B schierati in campo. L'allenatore da fondo campo lancia una palla facile alla squadra B che deve contrattaccare. Al termine del punto l'allenatore lancerà, sempre da fondocampo, un'altra palla nel campo della squadra A che dovrà gestire il suo attacco. Si conquista la rotazione o il punto se si vincono tutti e due gli scambi. La squadra A conquista la rotazione o il punto anche se ottiene il punto sul primo attacco del secondo lancio. In caso di errore (palla out, in rete o murato) sul primo attacco della squadra A sul secondo lancio allora sarà la squadra B che conquisterà direttamente la rotazione o il punto.

Video: allenare il palleggio e il bagher di appoggio

martedì 11 gennaio 2011

Il libero: ruolo di sacrificio e in piena evoluzione

Paola Cardullo 
Il libero è un ruolo nuovo e come il servizio jump float è in piena evoluzione. Se i primi liberi furono schiacciatori ricevitori poco pesanti in attacco e quindi adattati, ora si vedono sempre più giocatori che si sono evoluti nel ruolo. Nei prossimi anni si vedranno addirittura i primi liberi cresciuti pienamente facendo i liberi. Il vero libero dovrà avere grande spirito di sacrificio, personalità e determinazione, diventando il regista della fase difensiva. L'evoluzione del libero ha portato a una sorta di staffetta fra lui e il centrale, di solito giocatore che cede il campo in seconda linea. Una staffetta che ha portato un miglioramento in fase di gioco perché il cambio esalta i pregi dei 2 giocatori. Un libero deve essere in grado di non toccare palla per un set e poi magari prendere quella decisiva: molte squadre infatti non battono mai sul libero avversario, basta guardare le statistiche di gioco. Un libero deve essere in grado di sopportare questo disagio. Il libero è diventato il giocatore che non può sbagliare, anche se negli ultimi tempi la pressione è minore grazie all'introduzione del libero2 e quindi alla possibilità di una sostituzione. Al libero dovrebbero essere date le competenze di alzata di secondo tocco dopo una difesa se il palleggiatore non fosse in grado alzare. Troppi palloni difesi non vengono poi alzati in modo corretto all'attaccante perdendo così un'occasione di contrattacco: chi meglio del libero può capire il valore di una difesa e quindi un'alzata precisa? Il top, l'esempio: senza ombra di dubbio Paola Cardullo (cardullo difese).

lunedì 10 gennaio 2011

Palleggio: difetti nei giovani e soluzioni attraverso gli esercizi

Ci sono degli aspetti che sono molto importanti, da curare nei giovani pallavolisti per quanto riguarda il palleggio. Il primo aspetto è certamente quello di arrivare sotto alla palla fermi. L'errore più frequente e, quello da curare maggiormente, è quello di palleggiare e poi continuare il movimento. Per risolvere questo difetto si potrebbe far correre i ragazzi e allo stop dell'allenatore gli atleti si devono fermare con un piede avanti all'altro (meglio che l'allenatore decida il piede e che si alterni il destro e il sinistro nella richiesta). Poi si può far fare lo stesso esercizio su palla lanciata, meglio se la palla viene rimessa in gioco battendo dal basso (diventa un segnale di prestiramento per la ragazza), dall'allenatore. Un altro aspetto da curare è l'arrivo sotto alla palla che deve portare a sviluppare una fase attiva, pronta per la spinta. Controllare che la palla "non scoppi in mano" all'atleta, che la sfera non riesca a "fare strada": vuol dire che la spinta delle game o è arrivata troppo presto o non c'è stata.

martedì 4 gennaio 2011

Esercizi analitici per migliorare la tecnica d'attacco

Ecco alcuni suggerimenti per effettuare un lavoro analitico per migliorare la tecnica d'attacco.
Il primo suggerimento è quello di curare la rincorsa e il braccio di attacco. Successivamente si potrà lavorare con un lavoro di sintesi per migliorare la globalità del gesto. La prima fase è la cura della fase rincorsa-stacco. Questa azione la si può migliorare facendo partire la giocatrice in posizione di equilibrio sul piede opposto al braccio di attacco per poi farle eseguire l'azione destro - sinistro. Un altro sistema è quello di far partire l'atleta da un piccolo rialzo per poi farle eseguire la fase destro-sinistro. Poi si può inserire la rincorsa. Si può fare autolancio, rincorsa e presa a due mani della palla alla massima altezza. E' importante in questa fase curare l'anticipo delle braccia: ossia gli arti devono già salire per caricare il colpo prima che atleta si stacchi da terra. Per sensibilizzare la fase aerea con due braccia si può far schiacciare all'atleta la palla a due mani nell'altro campo. Ora si può iniziare a lanciare la palla all'atleta purchè il lancio sia abbastanza basso, quasi come un mezza, per far concentrare l'atleta solo sulla tecnica e non farla preoccupare del tempo sulla palla. Per quanto riguarda il colpo sulla palla meglio prima eseguirlo con palle di dimensioni ridotte rispetto a quella usuale, magari piedi a terra e poi con la rete più bassa.

lunedì 3 gennaio 2011

L'attacco: la progressione dagli 8 ai 12 anni

L'attacco è sicuramente il fondamentale che attrae di più i giovani e è quello più facile da far comprendere ai ragazzi anche in giovane età, non così facile per la difesa. L'attacco può essere definito come è la tecnica conclusiva di un’azione di squadra con la quale il giocatore manda la palla nel campo avversario cercando di darle una traiettoria la più tesa, veloce ed insidiosa possibile con l’obiettivo che non sia rigiocata, cercando di ottenere il punto. Il procedimento d'insegnamento può essere suddiviso in 5 fasi:
1 - studio del comportamento degli arti superiori nel colpire la palla
2 - studio del comportamento degli arti inferiori e del tronco attraverso lo stacco
3 - effettuazione della schiacciata a palla ferma e coordinamento degli arti superiori col corpo
4 - effettuazione della schiacciata con alzata fissa ed uguale
5 - la schiacciata nella sua globalità con alzata normale
A 8 anni si può allenare la fase 1, a 9 la fase 2, a 10 la fase 3, a 11 la 4 e a 12 la 5.

Video, Foppapedretti - Piacenza: Ortolani, ben smarcata da Signorile, chiude una lunga fase di gioco


Foppapedretti Bergamo

domenica 2 gennaio 2011

Non ci sono colpi nulli, l'errore nell'allenamento

E' difficile centrare il problema dei nostri allievi e a volte può sembrare di girare a vuoto. Durante l'allenamento dobbiamo curare ogni fase perché non ci sono colpi nulli. Ad esempio se alleno difesa e attacco a coppie ottengono una buona quantità di palloni giocati dal mio giocatore che però, visto che di mezzo non c'è la rete, per tirare più forte abbassa il colpo e quindi non stabilizza il gesto d'attacco al meglio. Così come se la maggior parte del mio allenamento lavoro sul palleggio in avanti rischio di avere palleggiatori che, visto che devono palleggiare solo avanti, stabilizzeranno un gesto con una palla più bassa e davanti alla testa, inserendo problematiche difficile da risolvere quando si effettuerà il palleggio in avanti. Se sbaglio allenamento non solo sto perdendo tempo ma sto anche portando i miei atleti su una strada errata. L'errore buono è quello che devo combattere per migliorare e è parte integrante dello sviluppo del giocatore. Se non c'è errore, non c'è evoluzione. Un esempio di errore buono è sbagliare la battuta jump float in rete perchè il jump float è stato inventando per togliere la fase ascendente, la prima parte di traiettoria, della battuta.
pallavolo tecnica

L'allenamento: alcuni principi

Ecco alcuni aspetti da tenere in considerazione per svolgere un buon allenamento per la propria squadra:
-la tecnica deve sempre essere allenata e fino in under 18 ci deve essere almeno un allenamento di solo tecnica
-deve essere sempre sfruttato lo spazio rete
- l'allenatore deve essere in grado di gestire gli atleti almeno 1 ora al 100%, quindi fondamentale diventa la prima mezzora di riscaldamento
-concetto cardine è non fare esercizi troppo complicati o con troppi vincoli: più il livello della squadra è basso, più è importante non sbagliare allenamento. Con il nuovo sistema di punteggio chi sbaglia meno vince.
Quali strumenti per scegliere al meglio cosa allenare? Per valutare meglio il livello della propria squadra giocano un ruolo fondamentale le statistiche sia individuali sia di gruppo. Analizzare le informazioni ricevute attraverso gli scores aiuta ad allenare i punti deboli ed a potenziare i punti di forza.