Istruttore sportivo di base: un corso organizzato dal Coni, nel mese di settembre durato 6 lezioni e tenuto presso la casa dello sport a Lecco, che ha raccolto molti consensi. Le adesioni hanno superato il numero massimo fissato dal Coni, 40 (per questo è prevista anche una replica il prossimo anno). Incontri che però hanno mostrato quanto sia difficile e complicato, seppure piacevole, formare gli atleti del futuro, e che il Coni abbia capito che per formare serve conoscenza, specialmente se si lavoro in una fascia di età molto delicata e importante. Un corso che ha raccolto istruttori di varie discipline e che ha sottolineato che dai 6 agli 11 anni non si può costruire l’atleta specializzato alla singola disciplina sportiva ma che il bambino, al centro del progetto di crescita dettato dall’istruttore, deve imparare più gesti affinchè il suo bagaglio motorio sia il più ampio possibile. Questo gli permetterà in futuro di poter imparare al meglio e con minor sforzo qualsiasi gesto motorio di qualsiasi sport. Per costruire i fenomeni di domani, atleti che possano lottare ai vertici mondiali della propria specialità, si deve costruire una piramide dalla base larga che permetta al bambino di scegliere il gesto più corretto per la situazione in cui si trova. Seguendo questo percorso si è incominciato a parlare del bambino dal punto di vista pedagogico e psicologico, alcune volte fare sport non vuol dire raggiungere risultati visibili, ma dare ai ragazzi anche disciplina e organizzazione. Poi si è passati alle nozioni più teoriche per capire come il corpo umano possa rispondere alle sollecitazioni che l’istruttore può fornire: la conoscenza dell’orologio biologico del bambino è importante per programmare al meglio il suo sviluppo e per non fargli saltare tappe o fasi per lui fondamentali: la conoscenza, di quali capacità condizionali e in che momento svilupparle, è alla base di una crescita graduale del bambino. Da non sottovalutare sono le capacità coordinative che se ben sviluppate, sempre conoscendone la tempistica corretta, rappresentano un investimento per il futuro del nostro atleta specializzato. Le ultime lezioni sono state poi dedicate a un piccolo corso di pronto soccorso in cui sono stati spiegati i traumi che possono succedere nella vita di tutti i giorni. Non sono mancate domande che hanno permesso agli istruttori di entrare nel vivo e di fornire indicazioni pratiche utili agli studenti.
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mercoledì 5 ottobre 2011
lunedì 3 ottobre 2011
venerdì 16 settembre 2011
Giovani, Luigi Garlando:"Con loro serve pazienza e competenza"
Si è svolta ieri sera presso il jolly hotel di Lecco una serata in cui è stato coinvolto Luigi Garlando, giornalista della Gazzetta dello sport e scrittore di libri per bambini. <Per lavorare con i giovani serve competenza data dalla formazione che si ottiene attraverso i corsi. Chi allena nei settori giovanili non deve pensare al risultato o essere una persona che punta a allenare la prima squadra. Quando nel 2010 l'Inter vinse il trofeo di Viareggio Moratti disse che per lui era una vittoria paragonabile alla Champions. Quell'anno l'Atalanta prese parte al torneo con ben 8 giocatori che erano partiti dalla sua scuola primi calci: per me fu l'Atalanta a vincere quel trofeo giovanile>. Poi il meratese d'adozione entra nel vivo. <Bisogna trasmettere passione e sacrificio e insegnare il valore dello sport ai giovani per costruire gli adulti che, speriamo, tornino a riempire gli stadi. Il calcio è cambiato, certo ma la passione deve ritornare a essere un valore>.
mercoledì 7 settembre 2011
Giovanile: cosa allenare dai 6 agli 11 anni; lo slogan, il movimento prima della tecnica
Un problema che riguarda molti allenatori che affrontano la fase di crescita più delicata del bambino, quella dai 6 agli 11 anni, è quello di capire cosa insegnare loro e come mantenerne sempre viva l'attenzione. Bisogna premettere che il bambino è un atleta in miniatura e sbagliamo già l'approccio quando vogliamo insegnarli lo sport dei grandi magari per ottenere dei risultati. Lo sviluppo fisico non è completo e se il bambino ha problemi motori forse dipende da una sbagliata serie di stimoli, magari poco validi, che gli sono stati dati. Il bambino è caratterizzato da uno sviluppo somatico (cuore, polmoni, muscoli, ecc) incompleto mentre è già a un buon livello il sistema nervoso (in proporzione la testa ha uno proporzione rilevante nel corpo, proporzione poi che con il tempo diminuirà). Quindi bisogna lavorare sul sistema nervoso, sugli stimoli da dare al bambino. Per questo è molto importante far praticare al bambino diversi sport per fargli acquisire un bagaglio motorio e di esperienze diverse. Poi in età puberale, quando il ragazzo avrà scelto lo sport che più gli piace e che gli si adatta, l'allenatore dovrà specializzarlo e introdurre la lateralizzazione. Per questo lo slogan da portare avanti dai 6 agli 11 dovrà essere il movimento prima della tecnica
venerdì 19 agosto 2011
lunedì 8 agosto 2011
domenica 7 agosto 2011
Motivazione giovanile: come crearla?
Come creare la motivazione? Molti allenatori credono che un atleta che si oppone ai compiti imposti dall'allenatore sia un problema e che manchi della giusta motivazione. Invece questi atleti sono proprio coloro che sono fortemente motivati allo sport solo che non vogliono essere rinchiusi in strutture e nei metodi fissati dall'allenatore. Di solito questa situazione nasce dal tentativo dell'allenatore di soddisfare le proprie esigenze attraverso la squadra, piuttosto che considerare le esigenze degli atleti. Ecco 2 aspetti da tenere in considerazione per motivare al meglio gli atleti: evitare di distruggere la motivazione intrinseca allo sport che essi già possiedono, strutturare gli allenamenti in forma divertente, organizzandoli in base alla varietà e al massimo coinvolgimento di tutti i giocatori. La pallavolo é uno sport molto “tecnico”, dove per riuscire a giocare divertendosi bisogna avere acquisito delle abilitá che richiedono tempo e pazienza e la cui costruzione passa attraverso esercitazioni che possono essere noiose. Secondo una importante ricerca sull'abbandono i principali fattori di abbandono sono proprio: problemi con l'allenatore o con i compagni, l'eccesso di competizione, la noia e poi, ma soltanto dopo, altri interessi e infortuni. <Ero stato incaricato dalla mia societá (era il Cus Torino e si parla degli inizi degli anni '90) - Mauro Berruto, coach della nazionale racconta la sua esperienza - di coordinare l'attivitá dei nostri istruttori di minivolley nella scuola elementare. Nel corso delle mie visite alle scuole ricordo un istruttore che, secondo la sua progressione didattica, stava insegnando il palleggio. L'immagine che vidi era quella di una quindicina di bambini di quarta elementare allineati davanti ad un muro e “costretti” a palleggiare contro il muro per venti minuti. Sono pronto a scommettere che di quei bambini oggi nessuno gioca a pallavolo>. Il divertimento e il coinvolgimento dei propri atleti é importante in serie A, immaginerete che diventa assolutamente decisivo nelle categorie inferiori e nei settori giovanili. <Divertimento e coinvolgimento, a tutti i livelli dal settore giovanile in su, passa spesso attraverso un semplicissimo esercizio: il gioco 2 contro 2 o 3 contro 3 su campo ridotto. Non dimentichiamo mai di inserirlo nei nostri piani di allenamento. Ogni singolo atleta tocca centinaia di volte in piú il pallone, essendo sempre al “centro” dell'azione di gioco: coinvolgimento e divertimento appunto. Non temete che fare questi giochini vi faccia perdere sincronie ed automatismi del 6 contro 6: spesso succede l'esatto contrario>.
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